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Esclusione della giurisdizione statale nel rapporto di lavoro calcistico internazionale

Il Tribunale Federale Svizzero — con sentenza 4A_430/2023 del 23 febbraio 2024 — si è pronunciato sulla materia del rapporto di lavoro in ambito calcistico avente dimensione internazionale, stabilendo, conformemente al maggioritario orientamento giurisprudenziale, che le parti, qualora intendano escludere la giurisdizione statale per la risoluzione di controversie giuslavoristiche, devono apporre una clausola nel contratto di lavoro che preveda ciò in maniera chiara e inequivocabile.


La vicenda processuale si fonda su di un contenzioso tra un calciatore russo ed un club calcistico ungherese. In particolare, il calciatore, nel 2020, aveva stipulato un contratto di prestazione sportiva con tale club, apponendo la seguente clausola: “The Parties agree that they shall make efforts to settle their possible dispute in amicable way by negotiations. If these efforts fail […]. the Parties may turn to the organizational units with MLSZ or FIFA scope of authority, in case of labour dispute to the Administrative and Labour Court having competence and scope of authority, and in all other disputes arising out of their legal relationship the Parties stipulate the exclusive jurisdiction of the Sport Standing Arbitration Court based on the Article 47 of the Sports Law. […]”.


Nel 2021, il club ungherese ha comunicato al calciatore che vi sarebbe stata una riduzione della sua retribuzione del 50%, nonché che avrebbe partecipato agli allenamenti della squadra riserve. Di seguito, il calciatore ha richiesto al club la reintegrazione in prima squadra ed il pagamento delle retribuzioni non pagate. Non avendo ricevuto alcuna risposta dal club, il calciatore ha risolto unilateralmente il suo contratto di lavoro, avvalendosi dell’art. 14 del Regolamento FIFA sullo Status e sui Trasferimenti dei Calciatori (c.d. RSTP); tale norma, in estrema sintesi, permette alle parti di risolvere unilateralmente il contratto di lavoro ove sussista una giusta causa.


La vicenda è poi giunta dinanzi alla FIFA Dispute Resolution Chamber (c.d. DRC), la quale ha effettivamente sancito la sussistenza della giusta causa per la risoluzione del contratto ed ha, inoltre, condannato il club al pagamento di una serie di importi in favore del calciatore. Successivamente, il club ha impugnato la decisione della DRC dinanzi al Tribunale Arbitrale dello Sport (c.d. TAS), il quale ha statuito che — in virtù della clausola apposta nel contratto di lavoro del calciatore — la giurisdizione sulla controversia insorta è da ricondursi allo Stato ungherese e non alla FIFA ovvero al TAS.


Il calciatore, a tal punto, ha impugnato il lodo del TAS ex art. 190, comma 2, lett. b), della Legge sul Diritto Internazionale Privato, sostenendo che il tribunale arbitrale si è dichiarato erroneamente incompetente a decidere sulla questione. Come noto, l’organo competente a decidere sull’impugnazione di un lodo del TAS è il Tribunale Federale Svizzero, il quale ha stabilito che l’interpretazione giuridica operata dal TAS è corretta. Invero, le parti non hanno previsto contrattualmente una “giurisdizione alternativa” tra quella sportiva e quella statale, bensì hanno operato una distinzione tra varie tipologie di controversie, prevedendo espressamente la giurisdizione di una “Administrative and Labour Court” in ipotesi di controversie giuslavoristiche.


Per consultare la sentenza integrale CLICCA QUI.


Dott. Mario Piroli


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