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Lo svolgimento del controllo antidoping

Aggiornamento: 28 apr 2022


Il Codice Mondiale Antidoping WADA (World Anti Doping Agency) si occupa di disciplinare tutto ciò che concerne il mondo del doping; tra cui ad es. il piano di distribuzione dei controlli, il passaporto biologico degli atleti ed ovviamente anche i test antidoping. Su quest’ultimi verterà proprio l’approfondimento di oggi.

I procedimenti per lo svolgimento dei test antidoping sono accuratamente descritti dagli Standard internazionali per l’esecuzioni dei test antidoping, cui le organizzazioni nazionali adibite ad eseguirli sono tenute a conformarsi. Da un punto di vista procedurale il controllo antidoping si articola in 4 diverse fasi, che sono: 1) Notifica all’atleta; 2) Prelievo del campione; 3) Procedura amministrativa successiva al prelievo; 4) Analisi di laboratorio.

L’attività di notifica all’atleta viene svolta dal Doping Control Officer (DCO); quest’ultimo comunica all’atleta che è stato scelto ai fini del prelievo del campione per un controllo antidoping. Se l’atleta adempie - e cioè si reca presso la sala dei controlli antidoping - la prima fase si considera terminata. Occorre tuttavia soffermarsi anche sul mancato adempimento da parte dell’atleta; nel caso in cui l’atleta non si renda disponibile o si sottragga al controllo antidoping, il DCO dovrà redigere un verbale negativo che verrà immediatamente notifica alla Procura antidoping. Il DCO oltre alla funzione di notifica sarà tenuto anche ad identificare l’atleta e ad informarlo in merito: — all’obbligo di sottoporsi al prelievo del campione; — all’autorità sotto la cui egida viene effettuato il prelievo; — al tipo di prelievo che viene effettuato; — ai diritti ed alle responsabilità dell’atleta (art. 13 lett. d) ed e) del disciplinare dei controlli allegato alle Norme Sportive Antidoping); — all’ubicazione della sala dei controlli antidoping; — al fatto che se l’atleta decidesse di ingerire cibo o liquidi prima del prelievo, questi deve essere consapevole che lo farebbe a proprio rischio e pericolo; — al fatto che il campione fornito dall’atleta deve contenere la prima urina prodotta e che quindi l’atleta non dovrebbe emettere urina prima del prelievo.

Successivamente, una volta che l’atleta è stato informato di quanto appena descritto si procederà alla sottoscrizione del modulo per il riscontro e l’accettazione della notifica, per poi recarsi presso la sala dei controlli. Va infine specificato che l’atleta potrà richiedere un “permesso” per ritardare la sua presentazione presso la sala dei controlli antidoping o anche di lasciare la sala dopo l’arrivo. Tale “permesso” dovrà essere richiesto al DCO e potrà essere rilasciato a discrezione di quest’ultimo. Nel caso in cui venga concesso all’atleta di presentarsi in ritardo presso la sala dei controlli, egli dovrà essere seguito e tenuto sotto diretta osservazione per tutto il periodo del ritardo. Volendo fare alcuni esempi pratici, l’atleta potrebbe ottenere il “permesso” in casi di partecipazione ad una cerimonia di premiazione, impegni con i media, cure mediche necessarie, ecc..


Il prelievo del campione dovrà obbligatoriamente avvenire in una apposita area: la sala dei controlli antidoping. Tale area, oltre al requisito minimo della privacy, dovrà garantire requisiti quali ad es. quello di essere accessibile solo al personale autorizzato, di garantire la sicurezza per il deposito dell’attrezzature per il prelievo del campione, essere sufficientemente ampia, ecc.. L’ubicazione dell’area dipenderà se il controllo antidoping avvenga fuori competizione o durante la competizione; nel primo caso l’individuazione dell’area più idonea sarà a cura del DCO che dovrà tener conto le eventuali richieste e/o esigenze dell’atleta; nel secondo caso invece l’area adibita ai controlli antidoping dovrà essere individuata dalla società sportiva ospitante (o l’ente organizzatore della competizione). Inoltre, sempre per quanto riguarda i controlli durante le competizione, la società sportiva ospitante vorrà provvedere a nominare un proprio responsabile per le procedure antidoping. All’interno dei locali adibiti, come già accennato, potranno essere presenti solo gli autorizzati. Potranno quindi essere presenti, oltre al DCO e agli atleti designati, il medico della società sportiva, il rappresentante della Federazione Sportiva ed i rappresentanti autorizzati dalla NADO. E’ inoltre possibile che siano presenti anche i c. d. osservatori indipendenti della WADA o della NADO o anche eventuali rappresentanti e/o interpreti su richiesta dell’atleta (per gli atleti di minore età è sempre obbligatoria la presenza di un rappresentante). Prima di effettuare il prelievo del campione, il DCO chiederà all’atleta di scegliere il kit, predisposto dalla NADO, da utilizzare. Tutti i kit devono essere numerati, ciò fa sì che si garantisca l’anonimato dell’atleta. Scelto il kit, si procederà ad eseguire il prelievo. Eseguito il prelievo l’atleta dovrà procedere a sigillare il proprio campione, sotto osservazione da parte del DCO.


La successiva fase concerne tutti gli adempimenti amministrativi post prelievo. All’esito del prelievo, anzitutto, il DCO dovrà provvedere a redigere un apposito verbale, contenente la descrizione di tutte le fasi del prelievo. Tale verbale dovrà essere sottoscritto dal DCO e dall’atleta. Oltre a ciò, sarà responsabilità del DCO custodire i campioni raccolti, che dovranno essere conservati e preservati fino al loro arrivo presso il laboratorio. Il controllo antidoping si considera terminato nel momento in cui termina tale fase, ovvero nel momento in cui viene redatta la necessaria modulistica.


La scelta del laboratorio - ai sensi dell’art. 6.1 del Codice WADA - sarà di competenza esclusiva dell’organizzazione antidoping responsabile della gestione dei risultati. E’ bene tener presente che solo le analisi effettuate dai laboratori accreditati dalla WADA potranno ritenersi valide. Il laboratorio dovrà disporre di un sistema in grado di identificare i campioni e soprattutto identificare le eventuali irregolarità rilevate nei contenitori. Interessante soffermarsi sul caso in cui il laboratorio riceva più di due campioni di un singolo atleta. In tal caso si dovrà dare la priorità al primo campione ed all’ultimo campione raccolto. In ogni caso, entrambi i campioni dovranno poi essere conservati per un minimo di tre mesi, decorrenti dal momento in cui vi sia stata l’ultima analisi.

Dott. Mario Piroli

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